Cassazione: scontrino fiscale e licenziamento

giustizia catGiro di vite della Cassazione contro chi ha l'abitudine di non battere lo scontrino fiscale. D'ora in avanti infatti, un simile comportamento, può costare il posto di lavoro. E per la Cassazione il datore di lavoro può anche avvalersi di...

un investigatore privato per fare i controlli.

La sezione lavoro della Corte (sentenza n.26991/2009) ha infatti confermato la legittimità del licenziamento di una barista che in diverse giornate aveva omesso di consegnare ai clienti lo scontrino. Il datore di lavoro si era rivolto ad un'agenzia investigativa che aveva scoperto appunto l'abitudine della ragazza di non registrare le consumazioni. La barista ha cercato di difendersi in Cassazione sostenendo che il suo comportamento sarebbe stato autorizzato e che costituiva comunque una prassi. Nulla da fare però: la Corte ha respinto il suo ricorso ed ha anche specificato che nessuna norma vieta al datore di lavoro, per tutelare il patrimonio aziendale, di ricorrere ai "mezzi necessari ad assicurare la sopravvivenza dell'impresa, quali i controlli occulti di un'agenzia investigativa contro attività fraudolente o penalmente rilevanti".

 

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